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postato da: marcore alle ore 01:52 | link | commenti
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giovedì, 16 novembre 2006

http://www.puglialive.net/home/news_det.php?nid=2168

12 novembre 2006

Il grande freddo - Enrico Ghezzi a Time Zones

Attesa, Bianco, Bianco, Bianco, Nero, Luce, Suono, Rumore, Velocità, Immagini, Tempo, Freddo, Freddo. Sono queste alcune delle percezioni che un pubblico paziente, ha sperimentato la sera dell’11 novembre presso il Palamartino di Bari, dove dalle 22.00 circa è iniziata la lunga successione di suoni e immagini, dal titolo “Fuorioraria” curata da Enrico Ghezzi .
L’esecuzione video-musicale di Ghezzi è stata preceduta da una performance straordinariamente suggestiva dedicata al direttore della fotografia e regista Sven Vilhem Nykvist scomparso da poco. Nykvist nasce in Svezia nel 1922 e diventa famoso per l'impegnativo sodalizio professionale, (durato circa 25 anni), con Ingmar Bergman, che darà vita a 21 opere eccezionali, rendendo entrambi conosciuti nel cinema mondiale. Per Nykvist arrivano anche 2 oscar per la miglior fotografia sia nel 1973 con “Sussurri e grida” che nel 1982 con il film “Fanny e Alexander”. La sua preziosa collaborazione è stata richiesta anche in USA, ed ha firmato lavori con Roman Polansky, Louis Malle, Philip Kaufman e Woody Allen. Complessivamente è stato direttore della fotografia in 120 film prima che l’afasia, lo costringesse a ritirarsi in una casa di riposo dove è morto nel settembre di quest’anno. Nykvist è stato capace di fornire ai suoi lavori una luce capace d’illuminare qualsiasi figura umana e non, in maniera quasi incorporea, e di suscitare un’atmosfera sensoriale perfettamente autonoma. E’ per questo che alcune straordinarie scene dei suoi lavori hanno impreziosito il maxi schermo del Palamartino e sono state evideziate con cura dalla musica di Marco Rocca. Musicista e compositore Marco Rocca (conosciuto come MAR.CORE), collabora con il gruppo “Machina Amniotica”, compagnia di artisti che si sperimentano nell’utilizzo di forme artistiche quali la poesia, il teatro, la fotografia, i video, la musica, al fine di realizzare un articolato progetto in cui qualsiasi rappresentazione è il frutto di una ricerca multiforme e organicamente eterogenea grazie alla tecnologia più recente.
Così l’idea di Aion #ool (titolo della performance) si è rivelata una sorta di riflessione della temporalità che trova affinità nelle immagini in bianco e nero, bellissime, dove le luci del maestro Nykvist hanno quasi ipnotizzato gli spettatori. I volti, la pelle, le forme mixate si propongono come immagini concrete proprio come le essenze personificate chiamate Aion, Chronos, Kairos, figure sfuggenti che rimandano ad un universo intricato e polimorfo. Le musiche di Marco Rocca inglobano il tutto con saggia maestria, fornendo delle autentiche percezioni multisfaccettate.

Le percezioni multiformi si sono susseguite quando poi, sul palcoscenico, hanno fatto la loro comparsa Enrico Ghezzi, Maurizio Martusciello (alias Matux_m) e Mario Fasullo (alias Mass). L’originale incontro tra un caposcuola del linguaggio visivo e due affermati compositori della scena musicale elettronica-sperimentale dà luogo ad un progetto interessante: su 3 schermi del Palamartino si susseguono immagini mixate nel classico stile di blob; il pubblico viene inghiottito da un grande ma innocuo tsunami di visioni, messe in musica da Maurizio Martusciello e da Mass; si arriva a percepire la fusione pura tra immagini e suoni, per poi giungere ad ascoltare le proiezioni o vedere la musica.
Senza parole! Chi si aspettava molte, forse troppe parole, anche fuori sincrono, è sicuramente rimasto deluso, ma nel migliore stile di quel genio ermetico chiamato Ghezzi, sono state le figure a fornire un'interminabile conversazione mentre la musica, grandiosa, ha completato la suggestione. Il grande freddo verbale (e purtroppo reale) si è quindi manifestato in maniera più che concreta durante la lunghissima serata perfezionando le presupposte percezioni pluridimensionali che l’evento si era proposto.

Deborah Brivitello
postato da: marcore alle ore 21:36 | link | commenti (2)
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http://www.barilive.it/news/news.asp?RelatedID=2769

Timezones al via
12 novembre 2006

Il gelido cuore di Enrico Ghezzi

Per il secondo appuntamento della rassegna musicale proposta dalla XXI edizione di TimeZones, si sono incontrati ieri la frontiera dell’audio elettronico e la deriva delle immagini che ci assalgono e derubano ogni giorno, due sponde dall’apparenza infinita, lontane fra loro quanto il gelido palmo di una mano, o ancor meno, lontane il giusto per far passare la glaciale lama, affilata e tagliente, del fuori/sincorono, quello tra audio e video che, privi di un loro orario, non si sono in effetti mai incontrati.
È stato questo lo spettacolo/esperimento/vissuto dal pubblico accorso ieri al Palamartino per assistere alla rara performance live di uno dei guru dell’immagine in movimento, il signore della notte, Enrico Ghezzi, padre putativo di tutti i cinefili nottambuli d’Italia. Traduttore geniale delle più antiche e solide teorie del montaggio, padre di una filosofia dell’immagine/tempo originale ed ermetica, il critico cinematografico ieri ha (s)vestito i panni del vj per portare in scena Fuorioraria, lo spettacolo che, frazionato su tre schermi alla Abel Gance, è parso niente altro che la performance live della striscia quotidiana che da quasi venti anni accompagna l’informazione catodica italiana: Blob. Commentato dai suoni musicali di Maurizio Martusciello e Mario Masullo, lo spettacolo è iniziato con un coupe de teatre, una citazione assolutamente divina come il viaggio verso il tutto/vuoto del dottor David Bowman in 2001 Odissea nello spazio, dove il casco/p.p. perso fra le infinite coordinate del tempo è diventato ieri sera quello di un pilota di formula 1 (tema di base della performance) sul quale si sono riversate le immagini del nostro tempo, l’ultimo brandello di una memoria che man mano si sgretola di fronte all’esplosione vulcanica del cinema. Senza quindi mai alzare il tiro oltre questa importante “attrazione” iniziale, lo spettacolo è rimasto ad un certo punto sospeso, verso un infinito “mai raggiunto”, che alla fine ha lasciato tutti un po’ freddi, distaccati,  intirizziti, frastornati, di fronte alla meravigliosa valanga di ciò che veramente ci appartiene: né cinema, né teatro, né musica. 


Ciò è accaduto soprattutto perché ad aprire la serata c’è stato Ingmar Bergman ed il davvero pregevole risultato ottenuto dall’artista Mar.Core (aka Marco Rocca) che, con il suo spettacolo Aiòn#001 – an audio-visual research, è riuscito nell’intento di riscaldare il cuore del pubblico reinterpretando il cinema del maestro svedese con assoluta e sensibile capacità, raggiungendo piccoli, brevi e intensi momenti di sincerità emotiva/musicale. Alla base del suo progetto poi, c’è un raffinato percorso asincronico, basato sullo sfruttamento musicale delle onde binaurali che, impercettibilmente distanti nel tempo/ritmo, permettono al cervello di ricostruire una soggettiva percezione del suono (brainwave). Il risultato è stato quello di un viaggio personale e psichedelico con le immagini di Sven Nykvyst (direttore della fotografia dei film di Bergman), sospeso nel torpore della percezione, nell’oblio che ha costituito l’esserci ieri.

Molto interessante è stato l’incontro nel pomeriggio tenutosi presso la libreria Feltrinelli, dove gli artisti da un lato hanno avuto spazio/tempo sincronico per amplificare il loro progetto (definendolo la terra di nessuno) e dall’altro hanno regalato al pubblico la soddisfazione di avere di fronte a sé il pensiero militante dell’immagine in movimento, Enrico Ghezzi, il quale, tra una verbosità e un sospiro, ha parlato di cinema e televisione come se fosse parte del suo corpo, della sua natura, e quindi convincendo circa le grandiose capacità totalitaristiche di un programma/videogioco come Chi lo ha visto?, o definendo davvero anarchico un programma come Un giorno in pretura, perché capace di fare esplodere politicamente un paese.

Ebete amante di un cinema che si crede ogni volta nuovo e che sa di non poter esserlo, il critico si è infine congedato dicendosi fiero di non essere stato contattato (né lui né un suo collaboratore) per il recente festival del cinema di Roma, un allegro fascismo mediatico creato al sol fine di ricevere consenso dal proprio pubblico/popolo.

postato da: marcore alle ore 21:31 | link | commenti
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about Aiòn#oo1

domenica 12 novembre
...Time Zone...

Ieri si è svolta la seconda serata di Time Zone(mi accorgo solo adesso che nonostante tutto non esiste ancora un sito ufficiale! no comment)...festival di musica oramai storico...mmm...forse sarebbe più preciso dire: unico festival che anima questa pigra città da oltre ventanni. Quasi a Novembre\Dicembre Bari potrebbe apparire una città vivibile( se escludiamo ovviamente il disumano traffico già pre-natalizio, e una serie di altre affascinanti costanti che non ho voglia di ricordare.......), è tutto un'incontro alla Feltrinelli, un concerto qui, un concerto li, una serata da un'altra parte....

Per l'apertura il festival ha ospitato il tanto acclamato Giovanni Allevi che, nonostante le mie riserve sui pianisti prestati alla musica "pop" , mi ha decisamente commosso. Lui avvolto nella sua felpetta blu, impacciato, timido e nervoso,quando si rivolge al pubblico, diventa, seduto sul suo panchetto mani al pianoforte, dolcezza assoluta, sensualità contagiosa... e scende la lacrimuccia durante "L'orologio degli Dei"....e anche durante "Back to Life"....in realtà anche per "Come sei veramente"

Per il secondo appuntamento del festival l'ospite era il compagno di tutti i nottambuli cinefili d'italia...l'amato e detestato Enrico Ghezzi...La conclusione dell'incontro in libreria ieri pomeriggio era stata:"speriamo di deludervi..." e a questo punto mi chiedo se la serata di ieri sera, che vedeva sul palco Maurizio Martusciello e Mario Masullo per il commento musicale (un'eletrronica un pò jazzosa niente male) e Ghezzi reinventatosi Vj, non fosse più che altro una provocazione(e se così fosse  si riconfermerebbe un gran paraculo)...non mi è sembrato niente di molto diverso da una sorta di performance live dell' ormai storico Blob...con qualche difficoltà in più viste le limitazioni tecniche dovute all'improvvisazione ive...con un pizzico di orgoglio però  posso dire che fra le immagini che ha mandato sui tre schermi che circondavano la sala c'erano anche quelle che giravo io in diretta durante la performance...quale onore!!!

Decisamente più coinvolgente, affascinante e ad alta tensione emotiva, a mio parere, il lavoro portato dall’artista Mar.Core  in apertura di serata, un viaggio sonoro rarefatto e onirico che accompagnava immagini tratte da film di Ingmar Bergman (e dici niente!!!)........................

postato da: marcore alle ore 21:27 | link | commenti
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lunedì, 06 novembre 2006

Aiòn#oo1

Aiòn#oo1

TIME ZONES
Sabato 11 Novembre 2oo6
Bari - Pala Martino - h.21
 
+ Fuorioraria d(e)rive out of music
enrico ghezzi, maurizio martusciello, mario masullo
 

 

Aiòn #oo1
performance audiovisiva in dolby surround 5.1dedicata a Sven Nykvist
 
Aiòn#oo1è la prima di una serie di performance che raccolgono e ripropongono al pubblico i risultati di una ricerca basata sui modi percettivi umani e finalizzata all'induzione di una progressiva perdita della percezione del tempo cronologico (krònos), per il tramite della somministrazione di onde binaurali ed immagini, in favore di una percezione "pluridimensionale" del momento (tempo Aiòn).  -  analogamente a quanto accade per la vista, (ogni occhio rileva una immagine differente che viene poi combinata dal cervello in una unica immagine) le onde binaurali vengono prodotte con due frequenze acustiche identiche a cui viene applicata una differenza di fase fra il canale sinistro e quello destro. questa differenza di fase induce il cervello a produrre una terza frequenza detta “brainwave” (assolutamente soggettiva) che è la risultante di una mediazione fra i due impulsi sonori.  -  esiste una consolidata letteratura scientifica sulla rilevazione delle brainwaves prodotte dal cervello, coerentemente ai vari stati che vanno dal sonno profondo a quello di massima allerta, rilevabili oggettivamente con un semplice elettroencefalogramma.  -  ciò che è ancora ambito di sperimentazione è l’assunto che, per il tramite delle onde binaurali, il cervello possa essere indotto a produrre una brainwave sottoponendolo allo stesso tipo di frequenza.  -  ad esempio:  somministrando  alll’auditore una frequenza che corrisponde allo  stato cosiddetto del “sogno lucido”, il suo cervello lentamente inizierebbe a produrre lo stesso tipo di frequenza (brainwave), con un processo molto simile a quello che in acustica viene definito “risonanza per simpatia”: come in un sitar in cui pizzicando una sola corda si ottiene una risonanza delle altre.  -  il risultato, ovviamente, non è totalmente meccanico o automatico: il nostro cervello è di gran lunga ben più complesso del pur complicato e difficile strumento musicale indiano. buona parte dipende dalla volontà e dalla predisposizione di chi si sottopone alle onde binaurali.  -  e’ in questo senso che la performance può essere definita “interattiva” nel senso più profondo del termine.  -  l’operazione agisce in senso induttivo con l’utilizzo di audio, video, ed una pulsazione  stroboscopica coerente alle frequenze binaurali: ma è poi ogni singolo elemento del pubblico che viene invitato ad ascoltare il proprio “concerto interiore” da protagonista attivo e non passivo, dando più spazio alla percezione limbica che a quella razionale o codificata.  -  questo tipo di percezione è affrancata dal tempo krònos ed è immersa nell’Aiòn.  _mar.core  - 2oo6
postato da: marcore alle ore 16:22 | link | commenti
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